Una mano ferita dopo la lotta contro il virus. Così una scultura esorcizza le nostre paure

A realizzarla durante le sue notti insonni l’artista Di Donato. Il titolo? Inequivocabile: “Veleno” 

TRIESTE La lotta al Covid19 diventa una scultura, un modo per rappresentare lo stato d’animo di un artista, Davide Di Donato, che nei giorni scorsi, a Trieste, ha scelto di rappresentare le emozioni e le sensazioni provate, dando vita a un’opera, “Veleno”, raccontata anche in un video.

Un’ idea nata dalle notti insonni nelle ultime settimane. Una mano, che ferma il virus. «Esprime ciò che provo, e nonostante un incrollabile ottimismo - dice - ho paura, sono preoccupato, soprattutto per il dopo, per il futuro nostro e dei nostri figli. Non poteva che uscire una scultura come questa. Non avrei mai voluto farla, ma è nata, di getto. Costruita in tre giorni. Durante ore interminabili, vissute in questo frangente così drammatico per tutti. Per me la scultura non è un lavoro - sottolinea -, ma una necessità. È la mia vita. Da qui il bisogno di esprimermi in questo modo. L’ opera mostra la sofferenza, una mano dolente, ferita, crepata, che per fermare il virus si è fatta male. Una sensazione di dolore globale, una riflessione amara di quello che stiamo attraversando. Siamo tutti sulla stessa barca».

"Veleno", la lotta al coronavirus si trasforma in una scultura


La mano sospesa sembra quasi scontrarsi con il virus, che si rompe, in vari pezzi, e si disperde. Una vittoria, per l’uomo, contro il Covid19. Per realizzarla Di Donato, come detto, ha impiegato tre giornate, o meglio tre notti, una sorta di sfogo, d’impeto. E per costruirla ha utilizzato un plastilene, materiale legato alla sua professione. «Una sorta di cera - precisa - che si usa per i prototipi, per uno schizzo, di quello che poi di solito diventa un progetto vero e proprio. Qualcosa che spesso mi viene chiesto al lavoro».

Nato a Trieste, dove vive, l’artista ha operato nell’ambito della scenografia e attrezzeria teatrale, cinematografica, televisiva e navale, oltre che nel campo degli allestimenti museali, dei parchi tematici e nella pubblicità. Lavora inoltre come scultore prototipizzatore per alcune delle più importanti aziende di giocattoli, merchandising su licenza. Sua la ricostruzione del Grande Squalo Bianco e dell’Ursus Spaeleus presso il Museo di Storia Naturale di Trieste. Una galleria dei suoi lavori più significativi è visibile sulla pagina Facebook e su Instagram “Davide Di Donato Sculpture”. Affianca alla sua attività di scultore anche quella di co-fondatore, assieme a Willy Perco, del gruppo musicale “Arancione Oltremare”. E per la sua mano ferita ha già un’idea, per uno sviluppo futuro. «Ho un desiderio in particolare: - che possa diventare un giorno un monumento. Vorrei che tutti, un giorno, nella mia città e non solo, guardandola, ripensino alla lezione che ci sta impartendo questo virus. Sul fatto che lo sconfiggeremo ho pochi dubbi, ma le ferite che ci procureremo per fermarlo saranno profonde e lasceranno un segno in tutti noi. Mi domando - conclude - se da questa lezione prenderemo spunto per essere rispettosi nel prossimo, degli anziani, dei bisognosi, dell’ambiente, degli animali. E per essere, in generale, persone migliori». —

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