Scatta il recupero della tomba Sartorio e della sua scultura-gioiello di Sanmartino

Il restauro della 53.ma campata di Sant’Anna prevede anche la valorizzazione della “Religione velata” del noto scultore napoletano del '700.  
La religione velata di Sanmartino (Bruni)
La religione velata di Sanmartino (Bruni)

TRIESTE A Trieste, nel camposanto di Sant’Anna, sotto una della campate dello splendido colonnato neoclassico – la cinquantatreesima per la precisione – è custodita una delle opere di uno dei più sensibili scultori del barocco napoletano.

Trieste, al via il restauro della "Religione Velata" di Sanmartino


Parliamo di quel Giuseppe Sanmartino autore dell’universalmente conosciuto “Cristo velato”, scultura ospitata nella cappella Sansevero di Napoli, meta di centinaia di migliaia di visitatori. La statua triestina, in marmo di Carrara, rappresenta allegoricamente la “Religione velata”: fu realizzata nel 1786 per la cappella dei Régine a Forio d’Ischia, dalla cui sacrestia scomparve dopo il 1853, e fu successivamente collocata nel cimitero di Trieste tra il 1870 e il 1886, per volere del barone Pietro Sartorio, ricco mercante e collezionista proveniente da una nota famiglia originaria da Sanremo, che nel 1775 aveva aperto una filiale di commercio a Trieste.

La statua, esposta alle intemperie nel corso dei decenni, si presenta ora in non buone condizioni. A deprecarne tali condizioni è stato per primo il docente universitario Franco Firmiani, che si è occupato della ricostruzione della storia di questo monumento funerario, dopo averne attribuito all’allievo del veneziano Corradini la paternità. Lamento che è giunto a destinazione: con una spesa di 15 mila euro è partito l’intervento di restauro conservativo e valorizzazione storica e culturale della ben nota tomba della famiglia Sartorio, con la statua che nel corso degli anni si è ritrovata mutila dell’avambraccio destro.

La Religione velata di Sanmartino “giace” a Sant’Anna
Lasorte Trieste 14/02/18 - Cimitero Monumentale S.Anna, Tomba Pietro Sartorio, Statua di Giuseppe Sanmartino


L’intervento, di alto valore storico e culturale, è promosso dal Comune di Trieste con il controllo della Soprintendenza archeologica, delle belle arti e del paesaggio del Fvg, con il contributo della Fondazione CRTrieste e in collaborazione con AcegasApsAmga.

Scatta l’atteso restauro della “Religione velata” firmata da Sanmartino
Lasorte Trieste 14/02/18 - Cimitero Monumentale S.Anna, Tomba Pietro Sartorio, Statua di Giuseppe Sanmartino


L’opera di restauro e risanamento conservativo dell’intera campata, che si ipotizza di ultimare in una sessantina di giorni, è stata affidata dal Comune all’impresa Opera Est Conservazione e Restauro di Claudia Ragazzoni & C. e prevede, oltre al restauro della splendida scultura del Sanmartino, anche quello degli elementi metallici, come l’elegante cancellata e i due lampioni laterali, della parete di fondo della campata, con la rimozione e il consolidamento degli strati di intonaco ammalorati e con ulteriori lavori sul pavimento in arenaria dell’area prospiciente la tomba. «La scultura – spiega la restauratrice Claudia Regazzoni – ha subito numerosi urti che hanno prodotto crepe e fessurazioni. Ora ci concentreremo sulla pulitura utilizzando un gel enzimatico». Dei 15 mila euro stanziati per la tomba Sartorio, cinquemila sono stati messi a disposizione della Fondazione CrTrieste, e sono destinati al restauro della sola statua: «Noi – così il segretario generale della stessa Fondazione CRTrieste Paolo Santangelo – abbiamo cercato di fare la nostra parte nonostante le risorse non siano più quelle di una volta. Sarebbe auspicabile, per una maggiore fruizione di questo scrigno d’arte che è il nostro cimitero monumentale, installare alcuni totem illustrativi delle più importanti opere storico-artistiche».

«Questo – secondo la storica dell’arte della Soprintendenza Claudia Crosera – è l’inizio di un progetto più ampio che riguarda il camposanto triestino, in cui sono illustrati due secoli di storia della scultura con artisti locali, veneti, austriaci».

L’opera oggetto di recupero, a detta di Firmiani, «meriterebbe una musealizzazione, che ne agevolerebbe la conservazione e la fruizione, lasciando una copia sotto il colonnato». Insomma: un riposizionamento più consono all’importanza dell’opera e del suo autore.—


 

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