Il segnale di Delli Carri: la Triestina non molla

La scelta del direttore di metterci la faccia dopo la sconfitta con la Feralpisalò. Mossa opportuna per compattare il gruppo in un rush finale sempre più difficile

Ciro Esposito

Il segnale lanciato sabato pomeriggio dal direttore Daniele Delli Carri è stato chiaro: il momento della squadra è delicato ma il gruppo è compatto e non molla di un millimetro. Chapeau a Delli Carri che ci ha messo la faccia come un dirigente serio dovrebbe sempre fare nei momenti più difficili.

A Trieste poter parlare con un diesse al termine della seconda sconfitta consecutiva e con una squadra vicina a giocarsi la salvezza ai play-out non succedeva da tempo (lo aveva fatto Mauro Milanese dopo la sconfitta con il Pisa e a Carpi dopo un arbitraggio pessimo). Così quello che dovrebbe essere normale diventa straordinario anche perché la società non è stata gestita finora in modo normale o quantomeno lineare. Bene ha fatto Delli Carri che, proteggendo i giocatori, si è sottoposto alle domande alla presenza del tecnico Tesser e del dg Alex Menta, più defilato e l’unico non inibito del board alabardato.

Nonostante tutto, il messaggio è che la Triestina deve riprendersi in campo mentre dietro la scrivania si saprà quel che accade tra una decina di giorni. La presenza di Delli Carri potrebbe essere interpretata come un segnale positivo anche su quel versante. «Parlo solo del campo, per il resto posso solo dire che la società sta lavorando per trovare una soluzione» si è limitato a sottolineare il diesse. Sia il presidente Rosenzweig che Alex Menta si sono mossi ma è ancora prematuro pronosticare quale sarà l’approdo.

Tutto questo non influenza l’ambiente e i risultati? Certamente sì, come è evidente che la situazione attuale, peraltro non molto diversa da quella di tre settimane or sono, è la risultante di una stagione caratterizzata da una serie ininterrotta di errori e ostacoli. Un mercato deficitario e in ritardo, la scelta di un tecnico inesperto, un ritiro montano con le porte girevoli, un numero insufficiente di amichevoli performanti, il pasticcio fideiussione, l’allontanamento del diesse, il blocco del tesseramento di Olivieri, il punto di penalizzazione, il Rocco ingiocabile (qui non c’è responsabilità diretta) fino a dicembre, il triplo cambio di guida tecnica, la mancanza di budget per il mercato di riparazione e dulcis in fundo (se sarà il fondo) i 4 punti di penalità.

L’unica scelta opportuna è stata quella di affidare le sorti tecniche a Delli Carri e Tesser. Questi due signori hanno fatto già due miracoli: l’accelerazione di dicembre con quel che c’era e la marcia spedita, con qualche innesto, di gennaio e febbraio. I tifosi ci credono, la squadra non ha mollato. O almeno questo si è visto al Rocco sabato nonostante la sconfitta.

I giocatori, una volta subito per colpevole distrazione il primo gol, avrebbero potuto sciogliersi e invece hanno tenuto testa a un avversario forte, in salute e che vive la quotidianità di una società stabile e organizzata in modo esemplare. Questo sta a indicare come questa Triestina sul campo possa giocarsi tutte le chance messe a disposizione dal rush finale (eventuali playout compresi) nonostante un calendario sulla carta poco agevole.

Contano le motivazioni, le relazioni umane, la condizione fisica e quella tecnica. Contro la Feralpisalò si è visto quanto peso abbiano negli equilibri di un match le qualità e il carattere di Ionita, l’esperienza di Silvestri, le giocate di Cortinovis e di Correia e la presenza di Strizzolo (nonostante dall’esterno sia sembrato ancora claudicante). Tutto senza togliere nulla agli altri che comunque portano i loro mattoncini. I più navigati assieme alle qualità di Tesser e Delli Carri saranno decisivi. Due miracoli non bastano, ne serve un terzo. Anzi, per non scomodare il divino, serve un’altra impresa. Quella che porta alla salvezza. Almeno sul campo.

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