Stretta sulla cittadinanza agli oriundi, la Regione Fvg chiede un passo indietro: «Costruiti legami utili»
Lo ha detto in una nota l’assessore regionale con delega ai Corregionali all'estero. Si auspica un ripensamento sul decreto legge che limita a due generazioni l’acquisizione automatica della cittadinanza per i discendenti

Tenere vivo il contatto con le comunità all’estero e il Friuli Venezia Giulia, favorendo, magari, rientri utili per rispondere al calo demografico a cui si assiste nel nostro Paese. La Regione Friuli Venezia Giulia auspica un ripensamento rispetto al decreto legge sulla cittadinanza, approvato in consiglio dei ministri lo scorso 28 marzo.
«L'esperienza storica del territorio regionale – si legge in una nota – è caratterizzata da diverse fasi migratorie, alcune uniche nel loro genere. Si pensi all'esodo istriano-dalmata, o alle grandi ondate migratorie dal Friuli nel secolo scorso. Per questo, negli anni, la Regione ha investito ingenti risorse su progetti che tenessero vivo il contatto tra quelle comunità all'estero e il Fvg, favorendo anche rientri che oggi potrebbero dare risposte, a fronte del calo demografico, alle necessità di giovani lavoratori.
E' quanto espresso, in sintesi, dall'assessore regionale con delega ai Corregionali all'estero in merito alla discussione in corso sul decreto legge sulla cittadinanza. Per l'esponente dell'Esecutivo regionale, oggi quei legami costruiti negli anni possono rivelarsi molto utili per rispondere alle necessità di capitale umano e di giovani lavoratori manifestate dal sistema produttivo del territorio regionale.
Ciò è possibile, secondo quanto osservato dall'assessore, solo proseguendo con i programmi che prevedono anche progettualità formative e di rientro di giovani con origini nel territorio regionale accomunati dal sistema valoriale e identitario, a differenza di quanto invece avviene con altre migrazioni, speso illegali.
La riflessione dell'assessore prosegue, sottolineando alcuni rischi cui si andrebbe incontro se il decreto in esame dovesse essere convertito senza alcuna modifica. Ci si potrebbe trovare, per esempio, nella situazione di non poter conferire la cittadinanza ad un argentino, discendente di esule istriano, nato in Italia e vissuto in Italia per meno di due anni.
Oppure, viene evidenziato, a un cittadino che aveva il bisnonno partito a metà del '900 dal Friuli in cerca di lavoro e che, nel 1976, contribuì alla raccolta fondi per la ricostruzione post-terremoto. Si tratta di situazioni, stando a quanto ribadito dall'esponente della Giunta, che andrebbero evitate poiché richiederebbero scelte alquanto paradossali e discutibili.
Le nuove regole
Nel decreto legge approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 28 marzo c’è una stretta sulle concessioni della cittadinanza agli oriundi, i discendenti di cittadini italiani emigrati all’estero. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all'estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni: solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita.
I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini ha risieduto almeno due anni continuativi in Italia.
Gli oriundi in Friuli Venezia Giulia
In regione sono molte le richieste di cittadinanza da parte dei discendenti dei cittadini, in particolare dal Sud America. Sacile è uno dei comuni più interessati dal fenomeno. Tra il 2021 e il 2024 sono triplicate le richieste di cittadinanza, che da 124 sono salite a 325 nel corso dello scorso anno. «L’obiettivo di tanti oriundi è ottenere un passaporto “forte” – ha detto il sindaco Carlo Spagnol–. Come quello italiano, utile per viaggiare e attività commerciali internazionali». I flussi per “jure sanguinis” arrivano soprattutto da Brasile, Venezuela e Argentina
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