Fermati mesi fa da neve e tempeste, Meroi e Benet ritentano la scalata all’Himalaya
Gli alpinisti tarvisiani ripartono dal Nepal con l’obiettivo di conquistare lo Yalung Peak dopo il ritiro del 2024. Con loro anche lo slovacco Peter Hàmor, puntano prima all’acclimatazione sul Kabru a 7412 metri.

Sono partiti da Lubiana mercoledì mattina per Kathmandu: gli alpinisti tarvisiani Romano Benet e Nives Meroi ritornano in Nepal, sulla catena dell’Himalaya, per cercare di completare il progetto di salita che lo scorso anno li aveva respinti. «Noi ci riproviamo – ha scritto qualche giorno fa Romano Benet sui social –, lo scorso anno il maltempo ci ha impedito di salire, speriamo vada meglio. Per acclimatarci proveremo a salire una via nuova sulla parete ovest del Kabru 7412 metri, evitando così di acclimatarci sul Yalung Peak 7590 metri, meta principale».
Lo scorso anno erano riusciti a salire assieme all’alpinista slovacco Peter Hàmor, slegati perché era il tratto meno difficile, solamente cinquecento metri di dislivello impiegando un’intera giornata a causa delle condizioni di neve difficili: «Eravamo partiti alle 7 del mattino – ci aveva raccontato – dalla base della parete e siamo saliti fino a metà pomeriggio. Poi abbiamo lavorato ore per realizzare la piazzola per la tenda e ancorarla. Ci siamo ficcati dentro in tre e lì siamo rimasti attendendo il mattino, tirando l’orecchio per sentire cosa arrivava». Sulla tenda ruscellavano continuamente scariche di neve e a turno durante la notte i tre dovevano uscire per spalare e liberare i bordi, per evitare di rimanere “cementati” dentro e soffocare. Una notte di paura come altre simili già passate, ognuno chiuso nei suoi pensieri: «Era già successo – ricordava Romano – che la neve corresse giù così sulla tenda, durante il nostro rientro dalla via del Daulaghiri, ma quella volta si trattava l’indomani solo di scappare via mentre qui (sullo Yalung del 2024) si doveva salire». Dunque condizioni troppo rischiose, che hanno portato alla saggia decisione di battere in ritirata.
Anche quest’anno Nives e Romano sono assieme a Peter Hàmor. I tre veterani dell’alpinismo, che hanno tutti più di sessant’anni, non mollano, anche se lo scorso anno erano dubbiosi. Nives ha risposto telegraficamente prima di partire: «Ora sto facendo il controllo finale al saccone – ha scritto con un messaggio –, partiamo con l’intenzione di fare una cosa che ci piace. Speriamo solo che le condizioni meteo e quelle della parete siano migliori dello scorso anno».
Il loro progetto è, una volta arrivati al campo base, che sarà in una posizione diversa rispetto a quello dello scorso anno, acclimatarsi sul Kabru, un settemila che hanno salito con successo nel 2023 sempre con Hàmor e lo sloveno Bojan Jan, e poi puntare nuovamente alla salita dello Yalung Peak. Dato che nell’elenco delle cime scalabili in Nepal lo Yalung Peak non esiste, i tre hanno chiesto al governo nepalese, come lo scorso anno, il permesso per salire al Kangbachen, per raggiungere il quale è necessario però passare proprio per la cima dello Yalung. Il loro rientro è previsto a fine maggio, dopo circa un mese e mezzo di spedizione.
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