Presto anche in Norvegia la polizia potrebbe lavorare armata

Partito centrista favorevole al cambiamento, fine dell'eccezione

Alex Maxia (ANSA) - OSLO, 03 APR - La polizia norvegese potrebbe presto indossare un'arma di servizio in modo permanente. Attualmente la Norvegia è uno dei pochi paesi europei in cui la polizia di norma non è armata, se non in casi eccezionali di necessità oppure in periodi di elevata minaccia terroristica. Entro giugno verrà discussa in parlamento una proposta di legge avanzata dal partito di destra, Frp, che cambierebbe la norma vigente in modo da armare la polizia. Tutti gli altri partiti hanno mantenuto una posizione contraria, ma ora il Partito di Centro (Senterpartiet) ha deciso di sostenere la proposta, che potrebbe ora ottenere una maggioranza parlamentare. Emilie Enger Mehl del Partito di Centro che ammette di aver cambiato opinione nel corso dei suoi tre anni e mezzo di mandato da ministra della Giustizia, terminato tre mesi fa con la fuori uscita del partito dalla coalizione di governo a guida laburista. Fino a 10-20 anni fa, ha ricordato, i poliziotti operavano disarmati in un clima di diffuso senso di sicurezza. "Ma c'è stato un cambiamento recente. Ora l'85% dei poliziotti crede che sia necessario portare una pistola come dotazione ordinaria" ha sottolineato Mehl, citando una relazione commissionata dal suo ministero nel 2022. Intervistata dall'ANSA in parlamento a Oslo, Mehl crede che il cambiamento sia dettato da diversi fattori, quali il cambiamento del modus operandi della criminalità organizzata e i rischi che corrono gli agenti in situazioni violente, come per esempio in presenza di persone con disturbi mentali: "Negli ultimi anni abbiamo avuto dei casi molto gravi in Norvegia in cui persone con problemi di salute mentale hanno ucciso persone o anche casi in cui la polizia è stata chiamata per dare supporto ai soccorritori e gli agenti sono stati attaccati" ha sottolineato. Alla domanda se una legge che armi gli agenti possa demolire l'eccezione norvegese, Mehl ribatte: "Si tratta semplicemente di un riconoscimento di quanto abbiamo già visto e della gravità di alcuni contesti che ho visto nel corso dei miei tre anni e mezzo da ministra". (ANSA).

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