Anche Letizia va tre volte alla guerra alla Sala Bartoli di Trieste
Fino al 12 febbraio lo spettacolo musicale con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo

«Non saprai mai dove vai se non sai da dove vieni». E’ il pensiero alla base della ricerca del poliedrico duo composto dagli attori e cantanti Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, lei anche autrice e lui polistrumentista.
Le “storie dei nostri nonni”, esperienze reali di un passato ancora vivo e palpitante, rappresentano una via per comprendere meglio il presente. Per la loro drammaturgia attingono dal teatro di narrazione, rielaborandolo in chiave moderna e originale. Nelle esperienze, nei caratteri e nei sentimenti dei personaggi che portano in scena riecheggia la rielaborazione in materia teatrale di testimonianze arrivate sino ai due artisti, e quindi al pubblico, grazie alla trasmissione orale.
E si sfiora il presente attraverso il passato in “Letizia va alla guerra - La suora, la sposa, la puttana”, in scena alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti oggi, 11 febbraio, alle 19.30 e domani alle 21. Lo spettacolo (assieme a “...Fino alle stelle! - Scalata in musica lungo lo stivale” e “I mezzalira - Panni sporchi fritti in casa”) è parte della “Trilogia degli ultimi”, frutto della collaborazione con i registi Adriano Evangelisti e Raffaele Latagliata.
Vuole trasportare in un racconto tragicomico, dal retrogusto amaro, ma anche scanzonato, e composto di verità e tenerezza. E' un affresco dell’universo femminile inserito nella cornice storica in cui le donne, con gli uomini impegnati al fronte, restavano sole ad affrontare le responsabilità della famiglia e del lavoro.
«Diamo voce alle persone “comuni”, rimaste nell’ombra – sottolinea Agnese Fallongo - e in particolare alle donne, che molto hanno amato e troppo hanno taciuto. Lo spettacolo è un’ode a loro, e alla vita che, per chi sa osservarla, ha sempre più fantasia di qualsiasi immaginazione». Due sono le guerre del titolo, il primo e il secondo conflitto mondiale.
Tre sono le donne del popolo, di diverse età, legate dal sottile filo rosso di uno stesso nome, Letizia appunto, e da un unico destino. Si ritroveranno a compiere piccoli, grandi atti di coraggio in nome dell’amore. La prima Letizia è una giovane sposa, partita dalla Sicilia per il fronte carnico durante la Grande Guerra, nella speranza di ritrovare suo marito Michele. La seconda è un’orfanella, cresciuta dalle suore a Littoria (Latina) e riconosciuta dalla zia solo dopo aver raggiunto la maggiore età. Giungerà a Roma in concomitanza all'entrata in guerra dell’Italia e finirà in un bordello nel cuore della capitale. Infine Suor Letizia, di origini venete e dai modi bruschi, ha preso i voti in tarda età e si rivelerà un sorprendente trait d’union. «È la vita a dettare le regole, altro che il libero arbitrio! – suggerisce ancora l’autrice e interprete – E la forza dei tre personaggi sta nel riuscire a reggere il peso del destino senza abbrutirsi, anzi rimanendo “liete”, perfino “Letizie”! Utilizzano l’arma dell’ironia, e soprattutto nei momenti più drammatici, perché si può piangere e ridere di tutto, anche della morte».
Si esprimono, queste donne, in tre soliloqui “dialoganti” tra loro, parlando nella lingua del cuore, il dialetto, che è diverso per ognuna. Ecco dunque la musicalità del racconto sposarsi a quella delle canzoni popolari eseguite dal vivo.
E mentre i due attori e cantanti, con un’incalzante sintonia, incarnano anche altri ruoli, in un’ambientazione scarna alcuni oggetti di uso quotidiano sono i muti testimoni di uno slancio vitale più forte della guerra.
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