Addio al fotografo Ugo Borsatti: nei suoi scatti raccontò la storia di Trieste
Con i suoi 98 anni era il decano dei fotografi triestini. Gli oltre 350 mila negativi della sua Foto Omnia costituiscono un vero e proprio patrimonio storico: sue le foto dei moti del ‘53 e del ritorno di Trieste all’Italia, oltre all’iconico “Bacio”

È partito per il suo ultimo viaggio, quello più lungo e di sola andata, e questa volta senza la sua inseparabile macchina fotografica. Così questa notte, 21 marzo, ci ha lasciato per sempre Ugo Borsatti, decano dei fotografi triestini, 98 anni (era nato il 18 gennaio 1927) e da sempre annoverato fra i più famosi ed apprezzati fotoreporter giuliani: un passione ereditata dal padre Romano, apprezzato maestro di musica e compositore ma anche fotoamatore. In un’intervista di alcuni anni fa al Piccolo Ugo Borsatti ripercorreva le tappe della sua lunga attività di fotografo da dilettante a professionista.
I primi anni
A diciassette anni Ugo viene precettato per il Servizio del Lavoro, il lavoro coatto che egli definisce una drammatica avventura, conclusasi qualche mese dopo e documentata in un diario che verrà pubblicato con il titolo “Croazia 1944”.
Ma il giovane Ugo dovrà attendere ancora qualche anno per ottenere la sua prima macchina fotografica, una Voigtlaender Prominent con negativi del formato 24 x 36. Nel frattempo egli prosegue gli studi fino ad ottenere il diploma di geometra, quindi inizia a svolgere mille mestieri, dall'aiuto pesatore al mercato ortofrutticolo al rappresentante di commercio, al segretario tesoriere dell'Associazione Universitaria.
Impiegato come geometra in uno studio di architettura, per quattro anni è in forza alla Divisione Lavori Urgenti (SeLaD) ed infine lo troviamo nell'ufficio del Comune per il censimento della popolazione di Trieste negli anni 1951 – 52.

La prima Leica
In attesa di aprire un'attività di fotografo in proprio, comincia a collaborare con gli eredi del famoso fotografo triestino Penco nello studio di Corso Italia 12: per un giovane fotografo potervi lavorare è la massima aspirazione visto le eccezionali attrezzature di cui è dotata la struttura. Ed è proprio qui che Borsatti proverà per la prima volta una macchina fotografica Leica.
La nascita di Foto Omnia
Qualche mese dopo la Questura liberalizza le licenze e il 1° settembre 1952 Ugo può aprire la ditta individuale Foto Omnia: viste le ristrettezze del momento, comincia la professione in casa trasformando la camera da letto dei genitori in camera oscura. Nel 1961 Borsatti fa il grande salto ed apre lo studio in via Gatteri 17b, negli spazi che ospiteranno la sua attività fino al momento della chiusura.
Fotoreporter sul campo
Fedele al nome della sua agenzia, Borsatti inizia a spaziare in vari campi, dallo sport alla cronaca, stampando in bianco e nero anche per fotoamatori ma comincia anche a collaborare con varie testate sportive come Stadio, TuttoSport, Corriere dello Sport; per oltre vent'anni è il fotografo ufficiale de Il Gazzettino, Il Messaggero Veneto e corrispondente del Corriere della Sera e dell'agenzia RotoFoto di Fedele Toscani, padre di Oliviero.
Ma poiché all’epoca non esistevano i cellulari ed Internet, sono i suoi amici e parenti a segnalargli gli eventi degni di nota oppure è lo stesso Ugo a seguire con la sua Vespa le tracce d'acqua lasciate dalle autopompe dei vigili del fuoco per giungere sul posto dell'intervento.
Le foto iconiche
L’archivio Foto Omnia, che copre un periodo storico che va dai primi anni Cinquanta fino agli anni Novanta e conta oltre 350 mila negativi, costituisce un vero e proprio patrimonio storico perché abbraccia fatti ed eventi particolarmente significativi per la città come i moti per l’Italianità di Trieste del 53 e la grande festa dell’anno seguente per il ricongiungimento della città alla madre patria, ma anche tante singole foto che hanno reso celebre l’autore in tutto il mondo, come “Morte di un carrettiere” del 1961, esposta al Moma Museum di New York nel lontano 1964.
Questa foto ha una storia particolare: quando la Triestina giocava in casa, Borsatti si recava sempre allo stadio Grezar per documentare l’evento e una domenica del gennaio 1961, all’interno della galleria di Montebello, un uomo che spingeva un carretto venne urtato da un’autovettura e morì. Il fotografo effettuò alcuni scatti per dovere di cronaca e qualche anno dopo Piero Racanicchi la scelse per esporla nel 1964 al Moma Museum di New York in una mostra dedicata ai fotoreporter italiani.
Un’altra foto famosa è quella del “Bacio” che immortala il bacio fra un militare americano in partenza alla stazione ferroviaria e una ragazza triestina il 12 ottobre 1954, una storia d’amore a lieto fine con conclusasi con un matrimonio.

L’amore per i negativi
Però il decano dei fotografi triestini aveva le idee chiare sulle differenza fra il mondo digitale e quello analogico, con i tradizionali negativi, e ovviamente la sua preferenza era rivolta a quest’ultimo perché, se conservato accuratamente, è indistruttibile.
Nell’estate 2022 Borsatti comunica ufficialmente la chiusura definitiva dello storico negozio di via Gatteri, per poi ripensarci qualche mese dopo e riprendere l’apertura dello stesso ma in modo saltuario.
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