Trieste, inaugurato il busto di Santin all’ingresso della cattedrale

TRIESTE Da ieri monsignor Antonio Santin guarda la città dalla facciata della cattedrale di San Giusto. Il suo busto, dono alla Diocesi di un anonimo benefattore, va così ad aggiungersi a quelli di tre suoi grandi predecessori: Enea Silvio Piccolomini (poi papa Pio II), Rinaldo Scarlicchio e Andrea Rapicio. Opera dello scultore Marcello Mascherini, il busto di monsignor Santin è stato fuso presso la fonderia Railz di Moimacco per poi essere collocato su una mensola in pietra d’Aurisina. I lavori sono stati coordinati dall’architetto Eugenio Meli ed eseguiti dalla ditta Rosso costruzioni.
La breve cerimonia di scoprimento del busto è stata disturbata da un breve scroscio di pioggia, tanto da costringere il quartetto d’archi della Camerata Strumentale Italiana ad eseguire il Pater Noster dell’istriano Antonio Smareglia dall’atrio della Cattedrale. Intensa la benedizione impartita dall’arcivescovo Gianpaolo Crepaldi. «Sono particolarmente grato al Signore che mi ha dato l’opportunità di benedire il busto di monsignor Antonio Santin», le parole di Crepaldi nel suo breve discorso introduttivo: «Con questo scoprimento giunge a compimento il coronamento di una giusta e doverosa memoria del mio illustre predecessore. Santin non temeva di portare avanti le istanze del popolo tergestino – sempre Crepaldi – anche in tempi difficili e impetuosi come quelli a cavallo della seconda guerra mondiale, con dedizione totale e senza paura di mettere a repentaglio la propria vita».
Il nuovo manufatto unisce per una volta anche la politica. Destra e sinistra sono concordi nel ritenere quest’opera di grande valore per la città. «Il busto di Santin va a impreziosire la storia della nostra Trieste», così il sindaco Roberto Dipiazza nel corso della cerimonia: «Auspichiamo che lo spirito di monsignor Santin ci guidi e ci illumini sempre, oggi come domani. Un ringraziamento particolare va a Ettore Malnati, già segretario particolare di Santin, e all’anonimo benefattore per il dono che ci ha fatto».
A rappresentare l’opposizione allo scoprimento del busto c’era il vicepresidente del Consiglio comunale Igor Svab. «Giusto collocare il busto del vescovo Santin accanto ai tre “padri” della Chiesa tergestina», le sue parole: «Il tempo fa emergere sempre più la grandezza della figura e l’ispirazione pastorale, davvero ecumenica, che ha guidato il suo magistero. Personalità forte e complessa, ha attraversato la bufera della guerra e del dopoguerra, tenendo saldo il timone della Diocesi».—
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