Poca privacy: siamo tutti antenne, ma nel caso del delitto di Trieste è stato utile

È vero che la tecnologia permette letture della realtà sempre più invasive. Potenzialmente inquietanti, persino antidemocratiche, nelle sue versioni più estreme. Ma in questo caso tragico di Trieste l’abbiamo vista in azione con un volto meno truce e odioso, più puntuale, più utile

Fabrizio Brancoli
La tecnologia è ovunque intorno a noi
La tecnologia è ovunque intorno a noi

Sensori per rilevare i movimenti anomali di chi si trova in un letto di cura. Bracciali salvavita, capaci di inviare Sos a prescindere dall’iniziativa di chi li indossa. Altri bracciali, ancora più intelligenti, che “capiscono” che un corpo umano è appena caduto a terra, avviando un allarme. Dispositivi a collana, gps, bottoni speciali per monitorare spostamenti fuori da una certa area. E telecamere, onnipresenti da una parte e dall’altra delle pareti che dividono le case dal mondo aperto. È così, con strumenti ormai nella disponibilità di chiunque, che possiamo capire dove si trova una persona cara, fragile. Sapere dov’è. E come sta.

È vero che la tecnologia permette letture della realtà sempre più invasive. Potenzialmente inquietanti, persino antidemocratiche, nelle sue versioni più estreme. Ma in questo caso tragico di Trieste l’abbiamo vista in azione con un volto meno truce e odioso, più puntuale, più utile. Siamo davanti a un dramma senza pari. Il destino ha scritto per una figlia una sceneggiatura terribile facendole vedere, da Roma, sua madre uccisa a Trieste. E non c’è consolazione, non è possibile. In questa storia, pur sprovvista di lieto fine, la tecnologia ha dato un contributo serio.

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Erika Podmenich in una foto tratta dai social

L’assistenza da remoto ha consentito di dare l’allarme, le telecamere interne ed esterne hanno mostrato che cosa è accaduto e hanno disegnato una scia inequivocabile di riscontri visivi per individuare e rintracciare la donna che poi ha confessato un omicidio.

Chi investiga sul delitto di via delle Beccherie sta approfondendo una vicenda sconvolgente e l’indagine presenta, ovvio, diversi punti d’enigma (uno su tutti è il bivio tra la premeditazione e la violenza improvvisa). È un’inchiesta dove le dotazioni tecniche sono alleate e non avversarie. «Non raccontatela come una storia di solitudine, sarebbe molto ingiusto»: questa frase la raccogliamo, è significativa. C’era una distanza chilometrica tra Isabella Tregnaghi e i suoi familiari ma questa donna era autonoma e seguita con amore, appunto anche con l’ausilio tecnologico. Isabella aveva un sistema relazionale, passioni, amicizie, percorsi di umanità e di conoscenza. Non era sola e non si sentiva sola.

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Un mazzo di fiori sul portone di via delle Beccherie 7 (Lasorte) e, a destra, Isabella Tregnaghi

Quindi bracciali, tecno-collane, rilevatori satellitari. E telefonini. Siamo tutti antenne. A volte, giustamente, questo ci turba. L’iper controllo, questo spionaggio personalizzato, pone dei problemi etici e sociali, pratici e di principio. La privacy è, notoriamente, un veicolo che ci sfreccia davanti: fotografarlo si può, ma dopo il clic il veicolo sarà già altrove.

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Un'anziana in una foto di archivio

La privacy di oggi non è quella di ieri. Alla fine dell’800, per la dottrina giuridica anglosassone, era un diritto “a essere lasciati soli”: oggi il quadro è molto diverso. Le persone del terzo millennio, in prevalenza, desiderano mostrarsi, esporsi, raccontarsi, farsi protagoniste, condividere la propria esistenza. I viaggi, il buongiorno, i piatti del menu. Siamo tutti delle mini-testate giornalistiche, rudimentali, farraginose e magari presuntuose. Tutti cronisti di noi stessi, e chissà quanto queste cronache sono veritiere, o interessanti. Così la privacy si è riassestata, in un mondo sovraesposto, in una società autocompiaciuta che cede sempre più porzioni della riservatezza, magari per giocare su un social, salvo poi spaventarsi o scandalizzarsi quando è troppo tardi.

Questa volta il respiro tecnocratico e collettivo si è schierato bene. Ha segnalato un omicidio, ha registrato scene incontestabili e ha aiutato a scoprire la verità. Resta il fatto che il grande fratello non è dio e non ha potuto evitare una morte. Nessuno ripara questo dolore. —

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