Sondaggio sulla sicurezza, i suggerimenti dei triestini: «No alle deleghe, le reti dei residenti solo se coordinate»
Ben 220 i suggerimenti arrivati dai partecipanti al questionario del Piccolo. Per alcuni «gli agenti devono essere presenti con numeri che siano adeguati», per altri «nessun cittadino deve vigilare su altri cittadini»

«Controlli di vicinato ben coordinati dal vigile di quartiere». Questo messaggio inviato da un residente di largo Barriera sintetizza la soluzione condivisa da molti dei lettori del Piccolo che hanno risposto alla questionario allegando anche una considerazione.
«I controlli di vicinato – scrive una lettrice – sono un contributo non vincolante, ma utile per responsabilizzare le persone a prendersi cura della zona in cui vivono, segnalando nelle sedi opportune le situazioni di degrado o pericolo. Ma questa opportunità – aggiunge – non può sostituirsi al lavoro delle forze dell’ordine che hanno gli strumenti e la formazione per intervenire». Un po’ quello che ha evidenziato nella sua intervista di commiato il questore Pietro Ostuni, che si diceva, sì, favorevole ai controlli di vicinato, ma con i residenti che segnalano solamente senza intervenire direttamente.
«La rete dei cittadini – sostiene un lettore che vive sull’altipiano – funziona solo se in contatto con le forze dell’ordine, come avviene a Opicina, dove uno strumento simile esiste da più di cinque anni senza strumentalizzazioni di partito».
La convinzione condivisa da alcuni triestini è che «il controllo di vicinato deleghi ai cittadini una funzione dello Stato, introducendo distorsioni nelle relazioni e potenziali dispetti, faide, contrapposizioni tra gruppi diversi di vicinato», valuta un lettore. «Nessun cittadino della Repubblica italiana deve vigilare sugli altri cittadini della Repubblica italiana – sostiene un residente del centro città – a tale uopo devono essere deputate solo le forze dell’ordine».
Un ragionamento ripreso in parte da un abitante di Valmaura, che ritiene «fondamentale che la vigilanza sia fatta dai vigili di quartiere, che devono essere però in numero adeguato (tanto per capirci, se un’unica coppia deve girare per tutta Valmaura, non potrà fare molto), con destinazione fissa per far sì che servano da deterrente».
Una triestina testimonia di essere stata «aggredita assieme a un’amica, è intervenuta la Polizia. Se ci fossero i controlli di vicinato, ubriachi e drogati prima di fare del male a qualcuno ci penserebbero due volte. Abbiamo segnalato la situazione del comprensorio dove viviamo, ma nessuno ci ha aiutato».
Ci sono cittadini che puntano il dito verso «l’immigrazione incontrollata», evidenziando la necessità di «più efficaci controlli ai confini secondari», «espulsione immediata per gli stranieri che delinquono». C’è anche chi non è contrario alle «ronde diurne e notturne».
A fare da contraltare ci sono messaggi come quello di una residente del Borgo Teresiano che reputa «la sicurezza si ottiene con azioni strutturali, quindi con la prevenzione, puntando sull’istruzione e sull’integrazione: il resto è un palliativo a breve termine, che può fare da tampone in attesa però di azioni strutturali».
Forte la richiesta di maggiori controlli sul territorio e di un’implementazione dei dispositivi di videosorveglianza, «anche negli spazi comuni degli stabili dell’Ater».
Allo stesso modo, va raccolta la valutazione di alcuni che si dicono contrari a controlli di vicinato e vigili di quartiere, e ancor di più a provvedimenti come quelli delle “zone rossa” perché «la richiesta di maggiore sicurezza rischia di minare la nostra libertà, e io non baratterei mai l’una con l’altra», scrive un cittadino. C’è chi reputa ci sia una «falsa narrazione di un’imminente insicurezza». Ampia la richiesta di un intervento del legislatore «con pene severe e certe».
Da segnalare infine come ci sia chi evidenza la necessità di «aiutare i negozi e i locali di vicinato nei rioni, le vere sentinelle sul territorio». —
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