Sondaggio sulla sicurezza a Trieste: il vigile di quartiere è la priorità

Ben 1.026 partecipanti al questionario del Piccolo: il 45% chiede più controlli con agenti ad hoc. Controllo di vicinato solo se supportato dalle forze dell’ordine

Laura Tonero
Due agenti della Polizia locale mentre monitorano una zona Foto Bruni
Due agenti della Polizia locale mentre monitorano una zona Foto Bruni

Il ritorno della figura del vigile di quartiere: un agente che, girando tra le vie di un rione, parlando con chi vive e lavora in quella zona, possa raccogliere le criticità, diventando un riferimento. È la principale esigenza emersa dalle risposte che ben 1.026 lettori hanno dato al sondaggio sulla sicurezza promosso da il Piccolo, inviando a corredo - lo hanno fatto in 220 - anche dei suggerimenti.

Sondaggio sulla sicurezza, i suggerimenti dei triestini: «No alle deleghe, le reti dei residenti solo se coordinate»
Operatori della Polizia locale in un momento di confronto in piazza della Borsa foto Bruni

Il quesito – che faceva seguito al dibattito che ha tenuto banco nell’ultima seduta del Consiglio comunale – chiedeva se, come soluzione per la sicurezza a Trieste, i cittadini preferissero l’istituzione dei vigili di quartiere oppure l’attivazione di un servizio di controlli di vicinato.

Controlli di vicinato e vigili di quartiere: Trieste si divide sulla sicurezza
La Polizia Locale

Le risposte dei triestini

Le risposte inviate non lasciano spazio ad interpretazioni, la tendenza è netta: in 461 – ovvero il 45% – vorrebbero che a monitorare sulla sicurezza della zona in cui vivono o dove hanno un’attività commerciale ci fosse il vigile di quartiere.

Solo 34 persone, quindi il 3%, valutano più efficace l’avvio del controllo di vicinato.

Una percentuale molto bassa, ma che va analizzata assieme a quella che raccoglie la scelta di chi vorrebbe venissero adottate contestualmente entrambe le misure, ovvero vigile di quartiere e controlli di vicinato affiancati: ben 451 persone (il 44%).

Senso civico

Una scelta, questa, che sottolinea un aspetto non di poco conto. Ovvero che i triestini, e in generale chi vive in questa città, a fronte di alcuni evidenti problemi di sicurezza, è pronto a fare la propria parte con senso civico: a fare da sentinella, a essere attivo in un gruppo che raccolga le emergenze da segnalare, ma solo se anche le istituzioni si rendono disponibili a fare la loro parte, anche pensando a soluzioni nuove, diverse, per aumentare il livello di sicurezza reale e percepita dalla gente.

Solo per l’8% dei partecipanti al sondaggio - 80 persone - nessuno dei due strumenti presi in esame potrebbe essere efficace per affrontare gli attuali problemi di sicurezza.

La città cambiata

Parlare solo di insicurezza percepita, ormai, a Trieste non è corretto. Non lo è nei confronti di quanti si sono trovati l’automobile in fiamme, i finestrini della macchina sfondati, i ladri incappucciati in casa, gli pneumatici tagliati, una rissa sotto casa, il sangue di un ragazzo accoltellato fuori dal negozio, il figlio minorenne preso di mira da una baby gang. Che qualcosa sia cambiato è sotto gli occhi di tutti, nessuno ormai lo nega.

La città non è più quella di dieci anni fa e di conseguenza anche i fenomeni di criminalità che la prendono di mira sono diversi. Se è vero che la qualità della vita a Trieste è alta e che ci sono molte città dove la situazione in termini di sicurezza è decisamente peggiore, i triestini vogliono si faccia il possibile per evitare quella deriva.

Le preoccupazioni

Leggendo anche i commenti inviati da quanti hanno partecipato al sondaggio, a preoccupare non sono i gravi delitti, che a Trieste tutto sommato sono poco frequenti, bensì i reati che minano le abitudini dei cittadini, la quotidianità. E che hanno alimentato il timore di lasciare l’automobile parcheggiata in strada, all’aperto, di trovare le vetrine del negozio sfasciate, la casa svaligiata, la preoccupazione di tornare a casa da soli la sera, di venire rapinati o truffati.

I rioni

A riprova che a preoccupare siano proprio questi fenomeni è il fatto che a partecipare al questionario e a inviare suggerimenti e osservazioni siano stati in percentuale più elevata i residenti di rioni come Barriera e San Vito.

 

 

Due quartieri che, anche di recente, hanno registrato diversi episodi che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Tanto da spingere gli abitanti che abitano a San Vito a valutare qualche soluzione “fai da te”.

Infatti, vista la raffica di furti in casa e di inquietanti segnali – con la colla sistemata sullo stipite delle porte da chi monitora l’ingresso e l’uscita da casa dei proprietari per programmare un colpo – in quella zona i residenti avevano già valutato la possibilità di attivare una chat di vicinato. Uno strumento per segnalare episodi preoccupanti, persone sospette, anomalie.

Gli strumenti social

Con una formula diversa, i residenti di alcuni rioni per confrontarsi e segnalare i problemi di ordine pubblico usano anche delle pagine sui social dedicate alle specifiche zone di Trieste.

Pagine su Facebook come quella di “Rione di San Vito”, ad esempio, spesso vengono utilizzate da chi abita in quelle vie per segnalare furti, tentativi di effrazione, vandalismi, danneggiamenti, per mettere all’erta i vicini.

Anche i servolani usano una pagina analoga, che raccoglie pure altri aspetti delle vita di quel quartiere, per evidenziare possibili rischi. Un modo per fare comunità, per aiutarsi, e che nulla ha a che vedere con fenomeni come le ronde.

Le altre zone della città dalle quali è stata raccolta una buona partecipazione al questionario sono San Giovanni, Roiano e San Giacomo, e poi, ma con numeri meno evidenti, Scorcola e il Borgo Teresiano.—

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