Scatta l’esposto contro la corsa all’autonomia del pianeta scuola

TRIESTE Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno lanciato assieme l’hashtag #restiamouniti. Ma, vista circolare in rete la bozza di accordo approvata dalla giunta regionale, su proposta dell’assessore Alessia Rosolen, e prossima alla firma congiunta con il ministero dell’Istruzione, la Uil Scuola non si accontenta della comunicazione social.
Con Ugo Previti, segretario regionale, chiede un incontro urgente alla dirigente titolare dell’Ufficio scolastico Fvg Patrizia Pavatti e avverte: «Se si arriverà alla sottoscrizione delle parti, siamo pronti a presentare un esposto in Procura». Nel mirino non la Regione, ma «un ministero che svende la scuola pubblica», insiste Previti. «Non possiamo impedire alla giunta di portare avanti le sue politiche - precisa ancora il sindacalista -, ma ci rivolgiamo all’Usr perché non è immaginabile una sua firma in calce a un documento i cuoi contenuti sembrano prefigurare profili di illegittimità tali da essere sindacati anche sul livello penale».
Da Roma dà man forte il segretario generale Uil Scuola Pino Turi: «Come Totò vendeva la Fontana di Trevi, l’Usr Fvg pensa di svendere un bene statale indisponibile. Mentre la Regione Fvg sorpassa il Veneto in una corsa frenetica all’autonomia che non c’è e che per la scuola non è possibile, poiché l’istruzione è bene che la Costituzione garantisce a livello nazionale». Turi prosegue diffidando l’Usr «dal firmare accordi che hanno illegittimità palesi e connotati giuridici che sfiorano il reato penale di abuso d’ufficio. Può mai un dirigente locale decidere di accordarsi con un altro ente per assumere o trasferire dipendenti regionali per competenze statali? Siamo pronti ad ogni azione di contrasto, non ultima una denuncia alla Procura della Repubblica».
Lo scontro è dunque aperto su quello che, secondo Rosolen, è invece un «accordo storico», il «primo passo» verso la regionalizzazione del sistema scolastico del Friuli Venezia Giulia, con la precisazione che una parte dei finanziamenti messi a disposizione nel biennio 2019-20, 800 mila euro, servono all’assunzione di dirigenti scolastici e direttori amministrativi, mentre altri 1,2 milioni consentiranno il tempo indeterminato per Ata e insegnanti di sostegno. La Regione interverrà pure con il distacco di 10 suoi dipendenti all’Usr, ufficio periferico del Miur.
L’attacco del sindacato? L’assessore non fa passi indietro. «Premesso che l’accordo serve ad aiutare il mondo della scuola, la regionalizzazione è termine ampio - spiega -, sarà un’azione progressiva che coinvolgerà Usr e personale amministrativo, ma non gli insegnanti, che non saremo certo noi a pagare. Acceleriamo, tuttavia, per non restare indietro come successo nella legislatura precedente. Non intendiamo metterci risorse senza prenderci competenze».
Ma la partita è nazionale. Perché il sindacato teme che il Fvg faccia da apripista. Anche la Flc Cgil, con il segretario Francesco Sinopoli, chiede un incontro al Miur «per rendere conto dello sconfinamento dei suoi poteri che non consentirebbero passi avventati e sconsiderati come questo». E aggiunge: «L’accordo, errato nei suoi presupposti circa le prerogative che vengono attribuite alla Regione e che appartengono invece allo Stato, apre le porte alla regionalizzazione del servizio istruzione, che in quanto servizio istituzionale, è di per sé nazionale e tale deve restare». La carenza di personale? «Una giusta necessità, ma che non riguarda solo il Fvg. Il ministero, così facendo, abdica al suo ruolo e dichiara la sua incapacità a provvedere alle necessità delle scuole e degli uffici».
A livello politico, dopo che Chiara Da Giau aveva accusato Rosolen di «vendere fumo» e la Regione di essere in ritardo su una strada «che passa dalla commissione Paritetica», il Pd interviene anche con la delegata alla scuola Caterina Conti: «La giunta Fedriga interviene sulla scuola in modo raffazzonato e improvvisando. Continuano a recitare la litania dell'ascolto, salvo poi mettere i lavoratori e le famiglie di fronte al fatto compiuto. È evidente che prima di firmare un accordo col Miur non c’è stato alcun confronto nemmeno con i sindacati né con i diversi attori della scuola. Autonomia non significa mettere le toppe alle mancanze dello Stato. Anziché chiedere a Roma risorse e personale che servono alle nostre scuole, si spendono i soldi dei cittadini del Fvg per tamponare le carenze ministeriali».
A ribattere è il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Basso. Critico con le dichiarazioni sul Piccolo della dirigente scolastica Anna Condolf («Quasi commovente l’atto di coraggio di una preside che dimentica di specificare di essere la moglie di un ex assessore regionale in quota Rifondazione»), Basso afferma: «Duole che il Pd viva con fastidio e sofferenza questa fase di ripresa del comparto, tanto da mistificare i fatti e rivendicare meriti inesistenti. La nuova amministrazione regionale - conclude Basso - ha messo al centro dell’agenda politica la scuola, i giovani e il diritto allo studio. Abbiamo ereditato una situazione precaria e stiamo lavorando per risolvere i problemi». —
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