Scatta l’atteso restauro della “Religione velata” firmata da Sanmartino

La “Religione velata”, ultima opera di Giuseppe Sanmartino, l’autore del famoso “Cristo velato” della Cappella Sansevero di Napoli (dove si fa la fila per vederlo), sarà finalmente restaurata. La statua in marmo di Carrara giace da anni abbandonata e mutilata sotto il colonnato monumentale del cimitero di Sant’Anna, a corredo della tomba altrettanto trascurata della famiglia Sartorio. «Nell’ambito di questa ampia e programmata opera di riqualificazione da 750 mila euro – ha annunciato l’assessore ai lavori pubblici Elisa Lodi – s’inserisce anche il significativo intervento di restauro del valore di 14 mila euro, dei quali 5 mila euro donati dalla Fondazione CrTrieste, che coinvolgerà la ben nota tomba della famiglia Sartorio».
La tomba della famiglia Sartorio è collocata nella campata 53 del colonnato ed è uno dei monumenti funerari più antichi e interessanti dell’intero complesso monumentale. La tomba venne data in concessione alla famiglia nella seconda metà dell’Ottocento e la scultura posizionata al suo interno, ovvero una donna che raffigura la “Religione”, venne realizzata ancora prima della fondazione dello stesso cimitero. L’opera di Sanmartino fu creata nel 1786 per la cappella dei Régine a Forio d’Ischia, dalla cui sacrestia scomparve dopo il 1853, per essere successivamente collocata nel cimitero di Trieste tra il 1870 e il 1886, per volere del barone Pietro Sartorio (1796-1890), ricco mercante e collezionista a cui si deve anche la cessione al Comune della villa diventata ora un museo. È sicuramente il monumento più antico e uno dei più preziosi del cimitero di Sant’Anna.
L’intervento di restauro, di cui si parla da oltre vent’anni, è stato sollecitato anche dalla Soprintendenza ai Beni culturali. Al cimitero non c’è alcuna indicazione dell’opera che pure risulta firmata sul basamento dallo stesso scultore: “Joseph Sanmartino inv. et sculpsit 1786”. Non è neppure citata nelle guide di Trieste.
La statua, rimasta integra per oltre due secoli, è stata oggetto nel 1995 di un atto vandalico che ne ha mozzato di netto la mano destra protesa con il cuore fiammeggiante e la testa del genietto posto ai suoi piedi. Astruse clausole burocratiche hanno ostacolato ogni intervento di restauro, sicché la pregevolissima opera versa in un desolante stato di abbandono. I pezzi della “Religione velata” pare siano conservati nei magazzini comunali e che possano essere correttamente ripristinati.
L’opera, anche se annerita dalla polvere e dallo smog, risulta di una bellezza singolare e sensuale. «Raffigurava una donna panneggiata e velata, che sosteneva con la mano una croce poggiata sul libro dei Vangeli, sotto il quale stavano le tavole della Legge; con la mano destra sollevava il cuore fiammeggiante della carità, calpestava con il piede sinistro le maschere dell’ipocrisia» la descriveva in assenza dell’opera nel 1853 il letterato Scipione Volpicella. Una descrizione che permise allo studioso di Ischia Giuseppe Alparone di accostare la statua («una donna in atteggiamento poco acconcio») al bozzetto dell’artista veneto Antonio Corradini (1668-1752) conservato nel museo di Palazzo Venezia a Roma e di ipotizzare che Sanmartino, aiutante di Corradini nella cappella Sansevero di Napoli, abbia ricavato da un bozzetto del maestro anche la “Religione velata”. —
Fa.Do.
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