No Green pass licenziati al Porto di Trieste: ecco in cosa consiste l’esposto del Clpt alla Corte dei conti

Dal Clpt un esposto contro Adriafer per aver ingaggiato un’agenzia che raccogliesse prove su due dipendenti
Diego D’amelio

TRIESTE In porto i postumi del blocco del varco 4 si consumano a suon di esposti. Dopo quelli depositati in Procura da alcune aziende dello scalo per chiedere di indagare contro false attestazioni di malattia da parte di alcune decine di dipendenti, ora è il Coordinamento dei lavoratori portuali ad annunciare di aver inoltrato un esposto, stavolta alla Corte dei conti.

Il sindacato organizzatore della mobilitazione no Green pass dell’ottobre scorso chiede di verificare la sussistenza di un danno erariale dovuto alla scelta di Adriafer di ingaggiare un’agenzia di investigazione privata, al fine di raccogliere prove sull’assenteismo di due dipendenti (poi licenziati) durante i turni di notte.

In una nota diramata mercoledì, il Clpt parla ancora una volta di «campagna di terrorismo contro i lavoratori» e rende pubblico l’esposto contro l’amministratore delegato di Adriafer Maurizio Cociancich e gli altri membri del cda «per aver sprecato danaro pubblico», visto che la società che gestisce la manovra ferroviaria in porto è partecipata al 100% dall’Autorità portuale, che è un soggetto emanazione del ministero dei Trasporti. «Abbiamo seguito le procedure che sono state ritenute corrette», si limita a commentare Cociancich.

L’esposto firmato dal legale rappresentante del Clpt Sandi Volk prende di mira la decisione di Adriafer di servirsi dell’agenzia investigativa triestina Security Corporate per accertare il rispetto dell’orario di lavoro da parte dei due dipendenti. Agli stessi investigatori si è rivolta anche l’Agenzia per il lavoro portuale per raccogliere gli elementi alla base del licenziamento di Andrea Donaggio, quinto e ultimo dipendente allontanato dall’Alpt, in questo caso per false attestazioni di malattia. Non risultano però atti del Clpt depositati contro l’Agenzia.

Nell’esposto, Volk evidenzia che Adriafer ha fatto svolgere «indagini solo ed esclusivamente su due dei 108 dipendenti, anche se è notorio che i dipendenti operativi di Adriafer terminino anticipatamente il turno una volta completate tutte le operazioni previste durante lo stesso: è pratica consolidata e tacitamente accettata dall’azienda da lunghissimo tempo. C’è il fondato dubbio che i due lavoratori siano stati presi di mira». Il danno erariale si configurerebbe per il Clpt nella scelta di incaricare gli investigatori invece di installare macchinari per la timbratura del cartellino (oggi in Adriafer si lavora firmando il foglio presenze) o facendo fare le verifiche a un proprio responsabile.

Il Clpt parla di «licenziamenti mirati e programmati, del tutto illegittimi, con motivazioni pretestuose, voluti a tutti i costi» dai dirigenti di Adriafer e Alpt. L’Agenzia è stata la prima a muoversi interrompendo per false attestazioni di malattia il rapporto con i portuali Fabio Tuiach e Nino Rizzo, cui è seguito il licenziamento di Stefano Puzzer e di un lavoratore rimasto anonimo per il rifiuto di lavorare pur essendo in possesso di Green pass. È stata quindi la volta dei due operatori di Adriafer e infine l’ultimo provvedimento è stato assunto dall’Alpt contro Donaggio, cofondatore con Puzzer del comitato La gente come noi, che per il datore di lavoro ha tenuto comportamenti non compatibili con l’asserito stato di salute.

I vertici delle due società non commentano l’iniziativa del Clpt, che è stato escluso dalla rappresentanza sindacale dopo aver indetto le manifestazioni di ottobre, riconosciute come illegittime dalla Commissione di garanzia sugli scioperi. Per il Coordinamento, «chi deve andarsene dal porto non sono i lavoratori licenziati, ma coloro che hanno voluto e organizzato questa campagna di terrorismo».

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