Gli operai isontini davanti alla Nidec: «Nuovo contratto, battaglia di civiltà»

Oltre il 70% a livello provinciale l’adesione allo sciopero nazionale dei metalmeccanici indetto da Fiom, Fim e Uilm

Laura Borsani
Lavoratori della Nidec davanti ai cancelli dello stabilimento monfalconese (Bonaventura)
Lavoratori della Nidec davanti ai cancelli dello stabilimento monfalconese (Bonaventura)

La consegna è stata granitica: «Andremo avanti a oltranza, sarà lunga ma va assolutamente portato a casa il risultato». Lo sciopero nazionale per il rinnovo del Ccnl ha registrato un’adesione media di oltre il 70% dei metalmeccanici operanti nell’Isontino.

Un esito definito «ottimo» da Fiom, Fim e Uilm, che venerdì hanno guidato il presidio provinciale davanti alla Nidec, dove dalle 7.30 del mattino si sono concentrati i lavoratori. Si reclama la «ripresa immediata della trattativa».

Le istanze

Le istanze sono note: incremento dei salari di 280 euro su base mensile e riduzione della settimana lavorativa di una giornata. «Questa è una battaglia di civiltà, nel nome della tutela dei diritti del lavoro di chi produce le ricchezze delle aziende», sono le parole, risuonate sul posto, dei segretari isontini della Triplice. La scelta del sito cittadino «non è casuale, perché la Nidec ha un peso al tavolo con Federmeccanica e Confindustria», che, con la loro «inaccettabile contropiattaforma, continuano a negare il confronto. Non è un atto ostile contro i sindacati, è un atto sprezzante nei confronti dei lavoratori», hanno scandito i provinciali.

Gli striscioni

Il piazzale ha consegnato uno scenario tappezzato di striscioni “firmati” dalle Rsu di diverse aziende e bandiere della Triplice brandite dai manifestanti. «Dalle maestranze è giunto un chiaro segnale che ribadisce la capacità di mobilitazione – ha detto il segretario Fiom Cgil Michele Orlandini –. Chiediamo di tornare subito ai tavoli della trattativa e auspichiamo che il Governo prenda atto di questa situazione di stallo. Non ci fermeremo, il nostro movimento continuerà ad aumentare, fino alla riconquista del contratto».

Ha poi osservato: «Oggi a Monfalcone è presente il ministro del Lavoro, ritenevamo che fosse importante una sua visita ai lavoratori». Il rappresentante della Rsu dello stabilimento Luca Furlan ha definito il presidio davanti alla Nidec «una scelta storica, legata a ciò che sta accadendo anche da noi: padroni che non si vedono, che guardano solo ai conti. Lo dimostra Finmeccanica che non fa solo il padrone, fa anche il sindacato per far sì che ciascuno sia imprenditore di se stesso. Insomma, cercano di dividerci. Ma questa di oggi è una risposta forte».

Una questione sociale

Antonio Rodà, segretario Uilm di Gorizia e Trieste, ha avvertito: «Mai come ora il Ccnl è in bilico e ciò vuol dire mettere pericolosamente in discussione i diritti del lavoro. È una questione sociale, l’incremento dei salari che proponiamo non è neppure la percezione del recupero del pesante costo della vita, ma è pure un antidoto a far girare l’economia. Chiediamo una battaglia di civiltà anche per ridurre le ore di lavoro. È infatti una provocazione ai danni dei lavoratori legare l’aumento salariale al consuntivo dell’inflazione misurata annualmente, parametro in realtà non definibile». Il provinciale Fim Alessandro Contino ha incalzato in merito all’«intollerabile contropiattaforma, del tutto irrituale, presentata da Federmeccanica», bollandola come «una mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori. Oggi paghiamo la “colpa” di aver fatto percepire ai lavoratori 310 euro l’anno nell’ultimo rinnovo, per aver difeso allora i salari dall’inflazione. Ciò che chiediamo ora invece è un adeguamento dignitoso, perché come “sistema Italia” dal 2008 s’è perso oltre il 10% del potere d’acquisto. Siamo il fanalino di coda nell’Ocse».

Venerdì s’è notata la presenza del candidato sindaco del centrosinistra Diego Moretti: «La metalmeccanica rappresenta la spina dorsale non solo dell’economia del Paese ma anche del territorio - ha affermato a margine della manifestazione -. Lavoratori e lavoratrici hanno un ruolo centrale e fondamentale. Il rinnovo del contratto costituisce uno strumento di difesa e rilancio del tessuto economico. È necessario l’impegno di tutti per la riapertura delle trattative».—

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