L’idea di un museo diffuso nelle garitte agli ex valichi di Gorizia
Da via Vittorio Veneto a via Monte San Gabriele: le casermette ora abbandonate saranno inserite in un circuito dedicato alla memoria del confine tra le città gemelle

Un tempo lì ti chiedevano il lasciapassare o la carta d’identità. Decisamente un’altra epoca. Tempi in cui il confine c’era e non la libera circolazione appariva un miraggio. Ora, quelle casermette, quelle garitte fra Gorizia e Nova Gorica e fra Gorizia e Sempeter Vrtojba sono, nel 90 % dei casi, strutture degradate, abbandonate e alcuni casi a rischio crollo. E l’amministrazione comunale ha deciso (finalmente) di puntare la lente d’ingrandimento su quei manufatti che possono recitare un ruolo importante di testimonianza storica per visitatori e turisti.
Il lavoro lo sta portando avanti l’assessore comunale alla Capitale europea della Cultura, Patrizia Artico. «Con gli amici sloveni - spiega - stiamo ragionando su un possibile riutilizzo dei valichi in chiave storica e culturale e, sicuramente, la volontà c’è pur essendo, in queste settimane, assorbiti da tutta una serie di altri progetti collegati a Go! 2025 a partire da eventi e interventi urbanistici ed edilizi».
Ma il progetto va avanti. «Ci sono diverse idee - rivela Artico - che, auspico, possano vedere la luce nel corso di quest’anno, coinvolgendo realtà di entrambe le città: penso a Università artisti, creativi, per far sì che anche queste testimonianze del confine “che fu” possano essere riutilizzate al meglio».
Gli immobili sono, in parte, di proprietà del Comune di Gorizia e, in parte, del Demanio. L’intenzione è di creare, nel dettaglio, dei “micromusei” sulla scorta di quanto già accaduto per il vecchio valico del Rafut. Tempo da perdere del resto, visto il pessimo stato di conservazione delle casermette, non ce n’è.
In via Vittorio Veneto, all’ex valico di San Pietro, la garitta è abbandonata e usta come “palestra” da graffitari impenitenti. Gli accessi sono stati bloccati con pesanti pannelli in ferro. L’unica finestra non protetta, che si trova al primo piano, ha le vetrate frantumate: qualcuno l’ha bersagliata, si è divertito in questa maniera, magari usando la fionda.

Eppure basta fare qualche passo e ci si ritrova catapultati in Slovenia dove la casetta omologa ha avuto tutt’altro destino. Lì, non c’è segno di degrado, è stata risistemata e ospita oggi diverse associazioni di volontariato di solidarietà, fra cui la Karitas (si scrive così) locale. Stesso discorso in via San Gabriele dove la casermetta italiana è abbandonata e con quintali di polvere sulle vetrate. “Di là”, nella vecchia struttura di confine, è nata invece Carinarnica, un vero e proprio laboratorio per le culture urbane dove operano cinque associazioni culturali del Goriziano. Il Comune di Nova Gorica ha ristrutturato l’edificio e lo ha concesso alle associazioni Kinoatelje, Umanisti del Goriziano, Architetti del Litorale, Krea e Kinokasca. L’obiettivo è coltivare una cultura comune tra le due città gemelle, mettendo in contatto correnti di pensiero, idee e progetti differenti.

Tornando a Gorizia, gridano vendetta le condizioni in cui continua a versare la struttura all’ex valico di Merna. La casupola è stata danneggiata, già qualche anno fa, dall’impatto di un mezzo pesante. Ma nessuno ha ritenuto di dover intervenire per metterla in sicurezza: sono stati solamente sistemati provvisoriamente dei blocchi di new jersey bianchi e rossi (ormai anneriti e ammuffiti) che indicano il pericolo e costringono auto e pedoni a procedere a distanza di sicurezza.
Tra tante ombre, c’è però anche una luce. Se il mosaico al centro di piazza Transalpina è il simbolo dell’unione tra le Gorizie, allora i due micro-musei ricavati nei posti di controllo dell’ex valico del Rafut sono i luoghi dove la storia delle due città si può toccare con mano. Per questo, grazie al contributo della Regione, il Comune e l’associazione 47/04 hanno implementato, di recente, i contenuti del Museo del Lasciapassare/Prepustnica. C’è una strettissima connessione tra il Museo del Lasciapassare e il Museo del Contrabbando realizzato dal Goriški Muzej appena al di là del confine. Le due realtà si integrano tra loro e spigano ai visitatori co’è stata la frontiera per due comunità oggi unite da Go! 2025. —
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