La Religione velata di Sanmartino “giace” a Sant’Anna

Nel cimitero cattolico si trova abbandonata e mutilata  l’ultima opera dello scultore del “Cristo velato” di Napoli 
Lasorte Trieste 14/02/18 - Cimitero Monumentale S.Anna, Tomba Pietro Sartorio, Statua di Giuseppe Sanmartino
Lasorte Trieste 14/02/18 - Cimitero Monumentale S.Anna, Tomba Pietro Sartorio, Statua di Giuseppe Sanmartino

A Napoli fanno la fila per vedere il “Cristo velato” dello scultore Giuseppe Sanmartino (1720 - 1793) nella Capella Sansevero. A Trieste giace abbandonata e mutilata al cimitero di Sant’Anna la “Religione velata”, ultima opera di Sanmartino. Non c’è alcuna indicazione dell’opera sul posto, benché sia firmata sul basamento dallo stesso scultore: “Joseph Sanmartino inv. et sculpsit 1786” . Non è neppure citata nella guida “I cimiteri di Trieste. Un aldilà multietnico” di Roberto Curci (Mgs Press). Rimossa. Dimenticata da tutti.

La statua in marmo di Carrara si trova su un piedistallo originale (ornato di bassorilievo rappresentante le opere di misericordia) percorrendo una decina di metri sotto la monumentale “Galleria” ottocentesca del Campo 10, che attende a breve un restauro conservativo. È collocata nella spazio riservato alla tomba di famiglia di Pietro Sartorio. Il ricco mercante di grano, che ha lasciato a Trieste anche una villa museo, l’aveva acquistata in un’epoca imprecisata (si presuppone tra il 1867 e il 1886) dalla Cappella Regine di Forio d’Ischia. A denunciarne lo stato di abbandono che versa da oltre vent’anni è il professore Franco Firmiani, docente di storia dell’arte dell’Università di Trieste, che ha segnalato lo scempio con tanto di foto sul Corriere della Sera del 13 febbraio: «Il monumento, rimasto integro per oltre due secoli, verso la fine del secolo scorso è stato purtroppo violato da ignoti che ne hanno mozzato di netto la mano destra protesa con il cuore fiammeggiante e la testa del genietto riverso ai suoi piedi. Astruse clausole burocratiche ostacolano ogni intervento di restauro, sicché la pregevolissima opera versa in desolante stato di abbandono».

L’atto vandalico avvenne alla fine del 1995, Fino ad allora il monumento era rimasto integro. «Un giorno di dicembre di quell’anno, viceversa, potei purtroppo constatare che la statua aveva subito la turpe mutilazione della mano destra reggente il cuore fiammeggiante e della testina riccioluta del putto simboleggiante il peccato, riverso ai piedi della figura di donna che lo sovrasta - ricorda Firmiani -. Denunciato tempestivamente a Comune e Soprintendenza il danno, di cui s’era poi cercato di dare una spiegazione (del tutto inverosimile) in cronaca, mi fu risposto che i pezzi abbattuti (ma non mi fu detto in qual modo e circostanza) erano stati raccolti e conservati in attesa di ripristino. La situazione è invece tuttora quella qui lamentata, con l’aggravante della diminuita prestanza dell’insieme, offuscata dal lordume accumulatosi».

Uno strano destino per quello che lo studioso d’arte definisce come «il più antico monumento del nostro maggiore cimitero, che va inoltre considerato» e «la più importante e pregevole opera di scultura presente a Trieste». La Religione velata è in effetti una scultura di una bellezza singolare e sensuale anche se attualmente annerita dalla polvere e dallo smog. Un’opera di cui si erano perse le tracce e che era stata data perduta per sempre dopo la scomparsa dalla Cappella Regine di Forio d’Ischia per la quale era stata commissionata negli anni Settanta del Settecento. «Raffigurava una donna panneggiata e velata, che sosteneva con la mano una croce poggiata sul libro dei Vangeli, sotto il quale stavano le tavole della Legge; con la mano destra sollevava il cuore fiammeggiante della carità, calpestava con il piede sinistro le maschere dell’ipocrisia» la descriveva in assenza dell’opera nel 1853 il letterato Scipione Volpicella. Una descrizione che permise allo studioso di Ischia Giuseppe Alparone di accostare la statua («una donna in atteggiamento poco acconcio») al bozzetto dell’artista veneto Antonio Corradini (1668 - 1752) conservato nel museo di Palazzo Venezia a Roma e di ipotizzare che Sanmartino, aiutante di Corradini nella cappella Sansevero di Napoli, abbia ricavato da un bozzetto ereditato dal maestro anche la “Religione velata”. Un fatto che servì ad attribuire a Sanmartino (invece che a Corradini) la statuetta in terracotta della Religione velata acquistata nel 1958 dalla Stato italiano dall’antiquario Eugenio Di Castro per il Museo nazionale di Palazzo Venezia.

L’opera, ironia della sorte, è priva dell’avambraccio destro della figura femminile e della testa del putto, come la scultura di Sanmartino riemersa a Sant’Anna nel 1986 e deturpata dieci anni dopo. Una scoperta di cui Trieste, a distanza di trent’anni, non si è ancora accorta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo