Gli infettivologi regionali presentano la "ricetta": ecco come si cura il Covid a casa

TRIESTE Non subito il cortisone. Nemmeno gli antibiotici. E gli anticorpi monoclonali solo a pazienti selezionati. Assessorato e direzione Salute della Regione hanno presentato ai sindacati dei medici di medicina generale e agli ordini professionali il documento elaborato dai direttori dei reparti di infettivologia delle tre aziende sanitaria regionali, Carlo Tascini (Asufc), Roberto Luzzati (Asugi), Massimo Crapis (Asfo), che contiene le regole per le cure del Covid a domicilio. Informazioni elaborate sulla base degli studi e delle analisi internazionali avviate da inizio pandemia, dell'esperienza maturata nell'ultimo anno nel trattamento del coronavirus a livello regionale e delle indicazioni dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e dell'Agenzia italiana del farmaco.
L’obiettivo, le parole in premessa del vicepresidente Riccardo Riccardi, è di «favorire l'adozione di modelli standardizzati di trattamento del Covid-19, a partire dalle cure domiciliari, per migliorare il trattamento della malattia già dalla fase iniziale, ridurre l'ospedalizzazione e migliorare il livello dell'assistenza sanitaria in Friuli Venezia Giulia».
Luzzati, direttore della struttura complessa di Malattie infettive di Asugi, ha raccontato la sua esperienza, quella di uno dei primi pazienti Covid, era il marzo 2020, quando si conosceva ancora molto poco del virus arrivato dalla Cina e delle sue conseguenze. «All’epoca – ricorda l’infettivologo – si faceva molto affidamento sulle idrossiclorochina e sull’azitromicina, un antibiotico. Ho superato la malattia, ma non è stato certo grazie a quei farmaci». Si è imparato dagli errori. E oggi si scoraggiano le soluzioni di un anno fa, come anche il cortisone e in generale gli antibiotici, «a meno di una febbre persistente oltre 48 ore», nei primi giorni della malattia.
Che cosa prendere in alternativa? Tachipirina o aspirina? «Dipende sempre dal paziente», hanno chiarito gli infettivologi in un clima di collaborazione tra professionisti. «Più che un protocollo – dice Stefano Vignando, presidente dello Snami Fvg –, si tratta di suggerimenti scientifici. Tutto naturalmente molto utile in una fase in cui ancora, su questa malattia, non c’è medicina basata sull’evidenza, ma in ogni caso le nostre conoscenze sono già cresciute da inizio pandemia e il medico di base già si muove con maggiore consapevolezza. Tra le altre quelle di consigliare il paziente a usare ai primi sintomi non la tachipirina, ma l’aspirina, che è un antinfiammatorio, ma anche un antipiretico e un antiaggregante/antitrombotico». Come regola, aggiunge Vignando, «il medico di famiglia resta l'unico riferimento per i cittadini, che non devono recarsi al Pronto soccorso ai primi sintomi dubbi». Non manca una critica sul «mancato coinvolgimento nell’iniziativa da parte della direzione centrale Salute dei medici di medicina generale, nonostante la questione riguardasse il territorio».
Il protocollo, sottolinea però Riccardi, «è a disposizione ed è uno strumento importante che aggiunge frecce all'arco di chi, come i medici di base, ogni giorno si trova in prima linea nella lotta alla pandemia, rafforzando al contempo la collaborazione tra la medicina territoriale e quella ospedaliera». Un ultimo passaggio sulla campagna vaccinale: «Importante il ruolo dei medici di base, in particolare per quanto concerne l'immunizzazione a domicilio dei soggetti fragili». —
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