Giù i magazzini dell’ex fabbrica Fissan, simbolo della storia industriale di Trieste

TRIESTE Addio al vecchio stabilimento Fissan, simbolo del passato produttivo della città. È iniziata in questi giorni la demolizione dell’ex sede Trieste del marchio, in via Muggia, nella zona industriale. L’area, di 17 mila metri quadrati, come conferma il Coselag, Consorzio di Sviluppo economico locale dell’Area giuliana, è stata venduta ad un’azienda slovena, che si occupa di logistica e che darà vita a nuovi spazi, più funzionali. Se ne va così un pezzo della storia di Trieste, quella fabbrica che per molti anni ha “sfornato” prodotti per i bambini conosciutissimi, in particolare bagnoschiuma e creme per l’infanzia e, in una fase successiva, anche articoli di altri noti brand, come Glysolid, Depilzero o Badedas.
Una serie di fabbricati che per anni sono stati abbandonati dopo la chiusura avvenuta nel 2006, con diversi tentativi di vendita andati a vuoto, fino alla svolta recente e all'abbattimento delle strutture. Anche perché, per i nuovi acquirenti, non sarebbe stato facile riutilizzare un comprensorio nato con una destinazione precisa. «Quando lavoravo all’Ezit - spiega Dario Bruni, presidente di Confartigianato Trieste - ricordo che era impossibile trovare investitori potenzialmente interessati a una locazione o a un subentro nella proprietà. Gli spazi erano pensati per un’attività specifica, e sarebbe stato molto complesso adattarli ad altri utilizzi. Non mi meraviglia la notizia della demolizione - aggiunge - solo così, probabilmente, quella zona potrà tornare in attività».
Un’asta andata deserta nel 2011 fissava il prezzo a 6 milioni 210 mila euro. Impossibile capire al momento quale sia l’importo stabilito nell’ultima vendita andata a buon fine.
Famoso soprattutto per la pasta Fissan, lo stabilimento risale al 1965, un anno che determina anche un salto importante per l’azienda, che grazie a spazi più ampi e a un costante aumento degli ordini, passa dai 15 ai 300 operai in poco tempo. Il declino arriverà una quarantina di anni più tardi.
Le ruspe hanno già abbattuto alcuni edifici, destinati un tempo a magazzini. A terra resta un enorme tappeto di detriti, che arriva quasi alla recinzione blu, che delimita tutta l’area. Rimangono ancora in piedi la palazzina principale, dove si trovava l’ingresso del personale e dove, dopo alcuni gradini, si nota ancora la zona dove veniva timbrato il cartellino prima dell’inizio del turno. Ci sono poi i laboratori, gli uffici e il cuore produttivo, con i grandi contenitori dai quali scendevano le varie tipologie di creme che poi venivano confezionate. Dentro, per molti anni, sono rimaste abbandonate montagne di flaconi, dopo la dismissione del 2006, insieme ad arredi, macchinari e pure a qualche vecchio mezzo di trasporto, dimenticato nel piazzale alle spalle dei fabbricati, dove la merce veniva caricata e spedita. Centinaia di prodotti, ancora imballati, sono rimasti per anni fermi anche fuori, a pochi metri dal cancello principale. Tra il 2019 e il 2020 gli ambienti interni e le aree esterne, già presi di mira dai vandali, sono stati poi sgomberati. Ieri molte persone, passando con l’auto, si sono fermate a osservare gli scavatori in azione, catturati dal vuoto lasciato dai grandi magazzini che per decenni sono rimasti al loro posto, seppur vuoti. Sul cartello appeso al cancello dove i mezzi entrano, si legge che l’importo complessivo dei lavori è di 800 mila euro. —
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