Facebook, strumento utile ma pericoloso
La chiamano Facebookmania: da innocuo metodo di comunicazione a pericolo dei nostri tempi? Facebook è ormai entrato prepotentemente nella vita di tutti, in particolare giovani ma non solo; il re dei social network ha sedotto anche gli adulti e, per quanto possa risultare incredibile, anche i più anziani. Tutti caduti nella rete virtuale del sito che sembra essere diventato pericoloso per la nostra salute e la nostra riservatezza. Da quando la piattaforma virtuale, creata da Mark Zuckerberg nel 2004, inizialmente pensata come un portale tra studenti universitari americani, è stata aperta anche agli esterni, la corsa di Facebook è diventata inarrestabile e oggi il social network supera i 100 milioni di iscritti in tutto il mondo.
Esso permette alle persone di qualsiasi età di condividere i propri pensieri, di restare in contatto con vecchie e nuove conoscenze, di condividere momenti della propria vita con foto o video. Dunque, in principio, il progetto era partito in modo innocuo e per consentire una comunicazione più rapida e semplice e meno dispendiosa fra le persone. Ma per quanto inizialmente la piattaforma volesse essere inoffensiva, oggi, a distanza di pochi anni dalla sua creazione, è diventata una vera e propria dipendenza da connessione, una malattia che sta colpendo tutti attraverso lo schermo di computer, cellulari o tablet, uno strumento di esibizionismo e distruzione della propria riservatezza.
La dipendenza sembra essere dovuta a un grande senso di sicurezza che questo sito riesce a fornire, a un innalzamento dell’autostima dell’individuo dal momento che può creare una falsa (e per lui migliore) immagine di sé e alla sensazione di aver tutto sotto il proprio controllo. Senza dubbio si tratta di sensazioni irreali ma che vengono percepite come concrete.
Ma si può parlare veramente di malattia? Sì, perché si parla di un problema che rientra a tutti gli effetti nell’ambito della salute mentale, che presenta sintomi e porta a disagi psicologici. I sintomi sono chiari: la persona non riesce a allontanarsi dalla rete sociale perché desiderosa di leggere ciò che gli altri hanno scritto online o vedere quello che hanno condiviso pubblicamente, essa finisce per trascurare le relazioni umane reali, quelle in cui si può toccare la persona con cui si sta parlando o banalmente vederla e ascoltarla e non leggere ciò che scrive in una chat o in un messaggio di posta. Tutto questo conduce a un desiderio inefrenabile di controllare ogni cosa, poiché il virtuale è molto più facile da gestire, in quanto spoglio di tutte quelle sottigliezze che caratterizzano invece i rapporti reali. Il fenomeno che però colpisce maggiormente gli individui è noto come “problema delle false personalità di Facebook”: le persone, forse per vergogna del proprio essere, del proprio aspetto o del proprio carattere, forse per evadere dalla vita reale, decidono di assumere un’altra identità, un’identità diversa dalla propria e così possono incorrere in reali stati mentali paranoidei. Ma non finisce qui. Facebook è diventato talmente insidioso e qualsivoglia indispensabile nelle vite di ognuno che spesso si possono riscontrare sintomi di astinenza che si traducono in malessere psicofisico.
Ma i pericoli finiscono qui? No. Facebook è diventato un modo concreto per dare fuoco alla propria riservatezza e ciò è dovuto ad una scarsa cultura informatica e ad una mancanza di buon senso. Visto come un semplice divertimento in rete, corrisponde esattamente al nome che porta: “Facebook”, tradotto in italiano “Faccialibro”. Esatto. È veramente un libro, un catalogo, in cui sono ben esposte le facce di tutti i suoi utenti e, considerando che sono più di cento milioni, cento milioni di persone sono facilmente rintracciabili da chiunque. Chiunque può avere a portata di mano questo elenco di facce e nomi.
Chi di noi darebbe una foto di sé, il suo nome e cognome a uno sconosciuto che incontra per strada? Nessuno, ma quasi tutti espongono in bella vista, in un sito internet a cui qualsiasi persona può accedere, una serie di foto che li ritraggono in ogni situazione e in ogni momento. In questo modo ogni individuo può vedere che aspetto hanno, leggere il loro nome, sapere chi sono, dove abitano, che luoghi frequentano e facilmente ricondursi a loro.
È inutile parlare delle eventuali opzioni per mantenere un certo grado di riservatezza perchè la maggior parte degli utenti iscritti a Facebook usano il social network in maniera insensata. Oltretutto non tutti sanno quanto sia difficile o addirittura impossibile togliere una foto resa pubblica in rete; infatti questa, anche se cancellata dal sito comunque rimarrà nei server e online e può essere individuata e scaricata da chiunque. Quando la si rende pubblica, chiunque la scarichi può farne ciò che vuole, può abusare dell’ immagine di chi appare, può caricarla in altri siti, può farne l’uso che più preferisce, sia positivo sia negativo. A tutto questo la maggior parte delle persone rispondono con la tipica frase “ma perché dovrebbe capitare proprio a me?” ma nel frattempo non si può sapere se si è stati presi di mira da qualcuno.
Dunque bisogna capire che ci sono persone che fanno un buon uso di Facebook ma anche chi lo usa come strumento per fare violenza, pedofilia, bullismo e quant’altro. Quante volte abbiamo visti messaggi offensivi, insulti, immagini provocatorie riempire la nostra home o quante volte ci sono arrivate richieste d’amicizia di persone che non conosciamo?
Come nel resto del mondo, anche a Trieste Facebook ha riscosso un grande successo. I giovani utilizzano il social network per organizzare eventi cittadini come feste, cortei, manifestazioni o eventi di carattere folkloristico come le cosidette “osmizzate”. A Trieste, grazie a Facebook, si sono organizzati flash mob in Piazza Unità d’Italia e in numerosissimi si sono ritrovati nella piazza a ballare per un ideale comune. È sorprendente come Facebook possa essere utlizzato anche in un modo così positivo e la dimostrazione l’abbiamo proprio sotto i nostri occhi, nella città in cui viviamo. Nonostante il social network sia pericoloso per una lista infinita di motivi, è giusto mettere in evidenza anche i pregi che il sito fornisce. In che modo migliaia di ragazzi e ragazze si sarebbero riuniti in Piazza Unità altrimenti? Tramite volantini? Come? La comunicazione sarebbe stata sicuramente meno efficace. Lo stesso concetto vale per le feste che vengono organizzate nella città o le manifestazioni politiche o per conservare le tradizioni locali come appunto le “osmizzate”.
Giorgia Favretto
Classe 2.a B
Liceo classico F. Petrarca
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