
Delitto a Trieste, la presunta assassina si avvale della facoltà di non rispondere. Il suo legale chiede i domiciliari: “Fortemente provata”
Questa mattina, giovedì 3 aprile, Erika Podmenich in Tribunale dopo l’interrogatorio in cui aveva confessato di aver ucciso Isabella Tregnaghi
Nascosta sotto un velo nero, con il volto completamente coperto per non farsi riprendere dalle telecamere dei cronisti. Stamattina (3 aprile) alle 11.40 Erika Podmenich, accusata del brutale omicidio dell'anziana Isabella Tregnaghi, è comparsa in Tribunale a Trieste per l'udienza di convalida del fermo.
Ai lati le guardie carcerarie, dietro il suo legale Massimo Scrascia. L'udienza è di fronte al gip Marco Casavecchia, in presenza dei tre pm che stanno seguendo il caso: il procuratore facente funzioni Federico Frezza e i due sostituti Ilaria Iozzi e Andrea La Ganga.
È rimasta in silenzio davanti al gip. Erika Podmenich si è avvalsa della facoltà di non rispondere all'interrogatorio di garanzia. "Era estremamente provata - dichiara il suo legale -. Ma rilascerà a brevi dichiarazioni agli inquirenti, come ha fatto nell'immediatezza del fermo".
Si attende ora la decisione del giudice. La difesa ha chiesto gli arresti domiciliari, come misura cautelare meno afflittiva della custodia in carcere.
La 58enne triestina aveva ammesso il delitto, avvenuto lunedì in via delle Beccherie, nel lungo interrogatorio reso ai pm nelle ore successive al fermo, sostenendo di averla uccisa al culmine di una lite sfuggita di mano. "Si sono stata io, avevamo litigato". E aveva ammesso di aver rubato alcuni gioielli dall'appartamento della 89enne.
La donna ha tagliato la gola all'anziana, sua conoscente. Prima del fendente fatale, inferto con un coltello da cucina, avrebbe tentato di soffocarla con una sciarpa o un foulard.
Riproduzione riservata © Il Piccolo