Covid, ecco come la variante inglese ha colpito a Trieste e Gorizia

TRIESTE La corsa è sul parametro dei 250 casi settimanali di coronavirus ogni 100.000 abitanti. Solo sotto quella quota, il Friuli Venezia Giulia può tornare in zona arancione dopo Pasqua. Ieri, con 672 nuovi positivi, è stato il nono giorno consecutivo al ribasso, ma un’incidenza ancora di 379 mostra un trend sì in discesa, ma non sufficiente a ipotizzare un prossimo allentamento delle restrizioni. Tanto più che tre province su quattro (Udine prima, Trieste quarta, Gorizia settima) sono tra le più in difficoltà del Paese. Di certo, il rosso durerà fino al 6 aprile. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza che rinnova il provvedimento del 12 marzo fino al giorno dopo Pasquetta, data che coincide con la scadenza del Dpcm vigente. Dal 7 in poi, verosimilmente, il Fvg sarà costretto a tenere ancora bar, ristoranti e negozi chiusi visto che 379 contagi negli ultimi sette giorni ogni 100.000 abitanti sono il 50% in più del 250 da non superare per rivedere l’arancione.
Nonostante la discesa, che riguarda tutti i territori (Udine è a 459, Trieste a 427, Gorizia a 396 e Pordenone a 182), e una curva al -17,3% nel confronto tra i contagi degli ultimi sette giorni e quelli dei sette precedenti, il virus c'è. Anche perché, osserva il vicepresidente Riccardo Riccardi, rispetto ad altri territori, la Regione continua a fare particolare sorveglianza e quindi molti tamponi e, in assenza di un meccanismo che favorisca un equilibrio nei dati, «c’è disparità nella valutazione dell’andamento del contagio». Una criticità di cui si discuterà con Roma la prossima settimana, ma Salvatore Spitaleri, esponente del Pd e membro della Paritetica, va all’attacco: «Riccardi chieda al governo aiuto, non il cambio dei criteri». Una buona notizia arriva però dall’esito del sequenziamento da parte del laboratorio di virologia di Asugi, in collaborazione con il Centro di genomica e di epigenomica di Area Science Park, su un campione di tamponi positivi che esclude le mutazioni brasiliana e sudafricana in Fvg.
Quella inglese, al contrario, è decisamente diventata predominante, comparendo nell’89% dei casi. Nel dettaglio, su un campione di 55 infezioni del 18 marzo, relativamente alla diffusione della variante inglese Pordenone e Udine registrano il 100% delle positività con questo tipo di mutazione, seguono Gorizia (90%) e Trieste (62%). Nel bollettino di giornata si registrano 672 nuovi contagi, la somma tra i 433 emersi da tamponi molecolari (su 8.021, 5,40%) e i 239 da test rapidi antigenici (su 3.044, 7,85%). Il rapporto sul totale dei controlli (11.065) è del 6,07%, quello più significativo sui casi testati scende al 18%. Ad aver contratto il virus sono stati sin qui 95.652 cittadini, di cui 46.262 in provincia di Udine (+405), 18.946 a Pordenone (+79), 17.849 a Trieste (+110), 11.528 a Gorizia (+72) e 1.067 di fuori regione (+6). Nelle case di riposo ci sono tre positivi tra gli ospiti, nel Ssr altri otto, di cui due in Asugi e due al Burlo. Con altri 14 decessi, i morti Covid salgono a 3.241: 1.687 a Udine (+10), 695 a Trieste (+1), 629 a Pordenone (+1) e 230 a Gorizia (+2). Le terapie intensive occupate sono 82 (+4), i ricoveri nelle aree mediche 645 (-5). Gli attualmente positivi sono 15.851 (-169), i totalmente guariti 73.212 (+827), i clinicamente guariti 3.348 (stabili), gli isolamenti 15.124 (-168). Marco Ballico dsdsd
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