Comici e Fabjan, un’amicizia raccontata con parole e abiti

Fino all’8 giugno una mostra a San Giusto narra le scalate e il profondo rapporto tra i due alpinisti: mercoledì eccezionalmente esposte insieme la tuta da sci del primo e il completo da scalata del secondo

Lorenzo Degrassi
Gli abiti usati dagli alpinisti Comici e Fabjan (foto Bruni)
Gli abiti usati dagli alpinisti Comici e Fabjan (foto Bruni)

«Anche la cima che sovrasta la più irragionevole delle pareti, ci invita a salire, e se non riusciremo a vincerla, la gioia del successo sarà infinitamente più bella». Spinto da questo spirito l’alpinista Emilio Comici ha affrontato nella sua breve vita, durata meno di 40 anni, le vette più impervie delle Dolomiti. Arrampicate che oggi vengono rivissute grazie alla mostra presente nel Castello di San Giusto “Verso le vette. L’alpinismo a Trieste” dove viene ripercorsa, oltre alla vita di Emilio Comici, anche quella di altri alpinisti che hanno fatto la storia di questo sport nella Venezia Giulia.

Emilio Comici, la dedizione alla montagna nell’era del regime
Emilio Comici

Fra di loro va sicuramente annoverato Giordano Bruno Fabjan, grande amico di Comici, assieme al quale nel 1929 compie il primo tracciato di sesto grado italiano sulla parete nord-ovest della Sorella di Mezzo nel monte Sorapiss, cima delle Dolomiti ampezzane.

L’amicizia fra i due, conservatasi malgrado la distanza determinata dalle diverse scelte di vita e professionali, è stata raccontata nel corso della conferenza “Compagni di cordata”, con l’alpinista e scrittore Flavio Ghio e il figlio di Giordano Bruno, Livio Fabjan. Un’amicizia che, come è stato sottolineato, nemmeno l’evento più estremo, ovvero la morte di entrambi, ha saputo sciogliere.

Un’immagine d’epoca proposta nell’esposizione a San Giusto
Un’immagine d’epoca proposta nell’esposizione a San Giusto

Nella mostra - visitabile all’interno del bastione del Castello di San Giusto - soltanto nella giornata di ieri è stato eccezionalmente possibile visionare sia il completo da scalata di Fabjan, proveniente dalla collezione privata della famiglia, che il completo da sci di Emilio Comici, messo a disposizione dalla Società Alpina delle Giulie.

Da oggi, per motivi legati alla conservazione dei capi, il completo in velluto beige di Fabjan lascerà spazio fino al termine della mostra (il prossimo 8 giugno) alla tuta blu-beige di Comici. Su di lui è incentrato lo spazio principale della rassegna, dove si può ammirare anche l’oggettistica che lo accompagnò nelle sue imprese, dalle piccozze alle corde a tutti i “ferri del mestiere” necessari per scalare una parete di roccia.

«Comici - è stato rilevato nel corso della conferenza - è stato l’alpinista più rilevante del periodo tra le due guerre mondiali, campione del sesto grado di arrampicata, capace di tenere testa ai colleghi di specialità tedeschi diventando, anche per questo, un eroe del Regime fascista. Le sue vie, concepite per difficoltà e perfezione estetica, seguivano il più possibile una linea verticale e diretta, alla pari di una traccia immaginaria lasciata da una goccia che cade».

Questo suo modo di arrampicare influenzerà in modo indelebile l’approccio alla scalata nel secondo dopoguerra. Così, nel realizzare la Via Eterna di Kugy con i moderni mezzi di arrampicata, Comici compie il passaggio definitivo dalla vecchia alla nuova scuola, dall’andar “per cenge” all’andar “su dritti”, salendo di grado e di tecnica, introducendo nell’immaginario alpinistico, accanto agli appigli e appoggi naturali, i mezzi artificiali. Quattro sono le sue “vie-cardine”: nel 1929 come detto la parete del Sorapiss; nel 1931, supera in difficoltà l’alpinismo germanico salendo la Nord del Civetta. Nel 1933 la prima ascesa della Cima Grande di Lavaredo in cordata con i fratelli Dimai e nel 1940, l'anno della sua morte, compie la sua ultima via sul Salame del Sassolungo. —

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