Casermette di confine l’inquilino è il degrado

In Italia falliti tutti i progetti di recupero e valorizzazione di garitte e casupole per scopi turistici. In Slovenia più attenzione: strutture riqualificate
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 29_10_2016 Merna ex valico © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 29_10_2016 Merna ex valico © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Erano state formulate tante proposte. Era partito una sorta di brainstorming (tempesta di cervelli) per disegnare un futuro per le vecchie casermette ai valichi confinari. Il trait d’union di tutte le idee? Sfruttare turisticamente quelle vecchie testimonianze fisiche di un confine che c’era (e non c’è) più. Magari creando all’interno piccole mostre dedicate alle città divise o esposizioni fotografiche dedicate alle stesse tematiche. Qualcuno si era spinto oltre e aveva proposto la creazione, all’interno di quegli immobili, di un “Museo aperto del Novecento” con l’esposizione di manifesti che avrebbero dovuto ripercorrere la storia del confine e proporre tutta una serie di curiosità relative alla prepusnica e ai rapporti fra Gorizia e Nova Gorica. Era il 2013 e la Provincia chiese al Comune e al Demanio di poter gestire tutte le vecchie strutture di confine («Acquistiamo noi i valichi al prezzo simbolico di un euro ciascuno per poi avviare un progetto di valorizzazione storica e culturale delle due strutture confinarie», la proposta, mai accolta, del presidente Gherghetta). Sono passati esattamente tre anni e le casermette oggi sono diventate il simbolo del degrado. Ma soltanto in Italia perché in Slovenia qualcosa è stato fatto per sfruttarle e valorizzarle sia sul versante turistico, sia su quello dell’associazionismo e del volontariato.

Viaggio

sul vecchio confine

E, allora, con fotografo e block notes abbiamo effettuato ieri mattina un viaggio alla scoperta delle vecchie strutture di confine. Ecco gli esiti. In via Vittorio Veneto, all’ex valico di San Pietro, la casermetta è abbandonata e “palestra” di graffitari impenitenti. Gli accessi sono stati interdetti con pesanti pannelli in ferro. L’unica finestra non protetta, che si trova al primo piano, ha le vetrate frantumate: qualcuno l’ha bersagliata, si è divertito in questa maniera, magari usando la fionda.

Basta fare qualche passo e ci si ritrova catapultati in Slovenia dove la casetta “omologa” ha avuto tutt’altro destino. Lì, non c’è segno di degrado, è stata risistemata e ospita oggi diverse associazioni di volontariato di solidarietà, fra cui la Karitas (si scrive così) locale. Stesso discorso in via San Gabriele dove la casermetta italiana è degradata, abbandonata, in disuso e con quintali di polvere sulle vetrate. “Di là”, nella vecchia struttura di confine, è nata Carinarnica, un vero e proprio laboratorio per le culture urbane dove operano cinque associazioni culturali del Goriziano. Il Comune di Nova Gorica ha recentemente ristrutturato l’edificio, e lo ha concesso alle associazioni Kinoatelje, Umanisti del Goriziano, Architetti del Litorale, Krea e Kinokasca. L’obiettivo è quello di coltivare una cultura comune tra le due città gemelle, mettendo in contatto correnti di pensiero, idee e progetti differenti.

Restando a Gorizia, gridano vendetta le condizioni in cui continua a versare la struttura all’ex valico di Merna. Lo spettacolo è disarmante. La casupola è stata danneggiata, già qualche anno fa, dall’impatto di un mezzo pesante. Ma nessuno ha ritenuto di dover intervenire in questi anni per metterla in sicurezza: sono stati solamente sistemati provvisoriamente dei blocchi di new jersey bianchi e rossi (ormai anneriti e ammuffiti) che indicano il pericolo e costringono auto e pedoni a procedere a distanza di sicurezza. La facciata, poi, sta andando a pezzi con pezzi di intonaco caduti a terra. Il tetto è lesionato. Per fortuna, qualcuno - quantomeno - si è degnato di rimuovere la grondaia che minacciava, da un momento all’altro, di crollare in strada.

Un esempio positivo

ma solo a metà

Importante la ristrutturazione che interessò la vecchia casermetta del Rafut. Vennero impiegati 88mila euro per sistemare la vecchia struttura di confine. L’operazione avvenì nell’ambito di un progetto europeo di cooperazione internazionale che vedeva tra i partner anche l’Università di Lubiana, Confcooperative Fvg, Legacoop, la Provincia di Gorizia, quella di Rovigo e il Comune di Gorizia. Doveva diventare un’agenzia sociale transfrontaliera mirata a creare occasioni occupazionali. Ma, a quanto sembra, non è mai entrata a regime. Ieri mattina, abbiamo cercato di fare tutte le verifiche del caso ma fra cellulari spenti e telefoni che squillavano a vuoto non è stato possibile inquadrare i termini della questione.

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